Il processo a Castruccio Castracani: una sentenza già scritta e dai risvolti inquietanti
LUCCA - Alle ore 17 di ieri (sabato 7 novembre) circa cinquecento persone affollavano l'auditorium di San Romano per assistere all'annunciato processo storico a Castruccio Castracani, signore di Lucca sino al 1328, presieduto da numerose autorità e volti noti della vita pubblica cittadina supportati dall'autorevole presenza di Riccardo Nencini, pienamente calato nel ruolo di Inflessibile Presidente della Giuria e da quella dello storico Franco Cardini, anch'egli fiorentino e responsabile di un'introduzione minuziosa che in considerazione dell'enormità dei temi chiamati in causa da una "ricostruzione storica" del genere avrebbe potuto - e ha in effetti rischiato di - proseguire in eterno.
Un considerevole afflusso di spettatori, dunque, che resistendo compostamente per le oltre due ore necessarie a giungere al verdetto finale non ha mancato di sorprendere gli organizzatori e chi scrive, confermando il gradimento suscitato dall'iniziativa.
Prima di passare alla cronaca vera e propria dell'evento, oggettivamente a tratti mancante di una certa "vitalità" - del resto, sul palco erano presenti avvocati e uomini politici, certamente professionalmente inclini a forme di "recitazione" e confronto col pubblico ma altrettanto certamente non attori professionisti - val dunque la pena soffermarsi proprio sulla platea, e sul senso che una manifestazione del genere può avere, anche in occasione di eventuali repliche future, dal punto di vista dell'offerta "culturale" lucchese (e le virgolette sono d'obbligo, trattandosi nella fattispecie di una sorta di "gioco" per ammissione degli stessi intervenuti, che sul punto hanno molto insistito nella fase introduttiva).
Spiace per molti aspetti dover constatare e sottolineare che l'età media dei presenti era abbondantemente superiore a quella del sottoscritto, aggirandosi ben oltre i cinquant'anni, numeri che se da un lato non stupiscono, specie in considerazione della peculiarità dello "spettacolo" offerto, dall'altro dovrebbero indurre a una qualche forma di riflessione.
Senza spingerci oltre in questo breve resoconto, giova in tal senso ricordare agli organizzatori e a coloro che hanno a cuore le sorti dell'interesse per argomenti spesso considerati eufemisticamente "noiosi" dalle fasce più giovani della popolazione - le stesse che più potrebbero trar giovamento da certi approfondimenti - che la figura di Castruccio Castracani, indubbiamente uomo del suo tempo, a suo modo rivoluzionario e romantico, protagonista di un'epoca di crescita forse mai più conosciuta dalla cittadina toscana, testimoniata anche da innumerevoli tracce architettoniche, e artefice di cambiamenti "locali" con ripercussioni epocali sull'intera società medioevale e sulle vicende storiche a seguire, è in larga misura assimilabile ad altre figure che in un modo o nell'altro fanno ormai parte anche dell'immaginario giovanile.
Un evento simile, debitamente calibrato sulle esigenze di un pubblico più eterogeneo, non avrebbe probabilmente mancato di attrarre numerosi interessati anche tra i più giovani. Inspiegabile e per certi versi inquietante, invece, la pressoché totale assenza di uomini e donne tra i venti e i trent'anni, che in un'uggiosa giornata novembrina avrebbero certamente potuto approfittare dell'occasione, dello spazio riscaldato offerto e della sua gratuità.
Sui loro interessi e sulle incombenze dei loro fine settimana aleggiano le ipotesi più varie, tutte più o meno sconfortanti, e alcune - poche, ahimé - pienamente condivisibili e giustificabili (le complesse passioni e incombenze dell'età in esame, e quanto consegue in termini di gestione del tempo libero).
Tornando alla cronaca, il processo si è svolto senza intoppi rilevanti, sotto la citata direzione di un inflessibile Presidente della Corte - non troppo super partes, in considerazione delle origini fiorentine - e ha visto alternarsi i protagonisti sul filo del classico processo da fiction, con l'accusa (Sergio Garofalo) che illustrava i capi d'accusa, supportata dalle autorevoli testimonianze di Monsignor Giuseppe Bernacchioni e Sergio Nelli:
1. essersi reso responsabile di un omicidio dai contorni poco chiari;
2. aver contribuito alla crisi delle libertà comunali, sfruttando a suo vantaggio la pratica di Governo della Signoria;
3. aver appoggiato Uguccione della Faggiola, consentendo il saccheggio della basilica di S. Frediano;
4. aver provocato con la sua politica filo imperiale e la sua spregiudicatezza uno scontro con il Papato culminato con due scomuniche ed un interdetto nei confronti della città di Lucca;
5. aver voluto farsi signore di Pisa, nonostante l’avversione dell’Imperatore Ludovico il Bavaro, con gravi conseguenze per Lucca;
6. aver mancato di consolidare le strutture di governo della città, tanto che poco dopo la sua morte, Lucca si ritrovò, sotto il dominio dello straniero pisano.
Le tesi dell'accusa sono state in seconda istanza agilmente smantellate dall'avvocato della difesa, Mauro Cortopassi, coadiuvato nella sua opera dagli interessanti interventi di Emilio Rosselli e Vincenzo Esposito, che non hanno mancato di far sorridere il pubblico proponendo arditi paralleli tra le gesta del Capitano di Ventura e principi e cavalieri d'oggi, guardandosi bene dall'affondare troppo la lama nelle purulente piaghe della vita politica italiana e giungendo a ipotizzare, con una provocazione ucronica che ha lasciato interdetto il Presidente della Corte e deliziato il pubblico di parte - e in verità niente affatto inverosimile - che se Castruccio non fosse morto dopo solo dodici anni di "regno", Lucca sarebbe oggi, e come minimo, capoluogo di regione. L'unico punto sul quale la difesa non è riuscita a strappare una completa assoluzione riguarda l'accusa di "fellonia", derivante dall'assignoramento di Pisa avvenuto senza l'esplicito appoggio dell'imperatore Bavaro, accusa per la quale sono state tuttavia concesse attenuanti specifiche dovute e al contesto storico e ai rapporti che legavano i due.
Suggestiva, infine, la provocazione della Corte, che in chiusura di sentenza ha proposto, per valutare quanto il "mancato consolidamento delle strutture di governo della città" sia frutto unicamente del fato, come vuole la tradizione storica (si ricorderà che Castruccio Castracani, all'apice della sua carriera politica e militare, fu stroncato da un malanno), o piuttosto di un misterioso e apparentemente indimostrabile complotto politico, ipotesi per svelare la quale la Corte ha (scherzosamente, ma fino a che punto?) proposto di procedere all'esumazione della salma del Capitano di Ventura - della quale per altro l'ubicazione è incerta - per valutare da un lato l'eventualità dell'assassinio politico, ottenuto presumibilmente col classico sistema dell'avvelenamento, e dall'altro per dar conferma o smentita alle voci che vorrebbero l'uomo d'arme sepolto con un saio, per sua stessa esplicita volontà, a testimonianza della (discussa) "integrità morale" di chi ha trascorso la vita a mettere a ferro e fuoco le campagne toscane accumulando potere, fama e tesori, laddove questi rischiano sempre di far passare in secondo piano i più "alti disegni strategico-politici", che nel caso di Castruccio Castracani restituiscono a posteriori, e a tutti gli effetti questo è un dato innegabile, una figura unica non solo per la storia della città di Lucca e dei suoi rapporti con le città confinanti, ma per la penisola italiana intera e il mondo medioevale tutto. Una figura per la quale valeva davvero la pena esser presenti in San Romano, a smazzarsi due ore di carnevalata storica alleggerite dalle suggestive immagini proiettate durante le fasi di delibera.
Un considerevole afflusso di spettatori, dunque, che resistendo compostamente per le oltre due ore necessarie a giungere al verdetto finale non ha mancato di sorprendere gli organizzatori e chi scrive, confermando il gradimento suscitato dall'iniziativa.
Prima di passare alla cronaca vera e propria dell'evento, oggettivamente a tratti mancante di una certa "vitalità" - del resto, sul palco erano presenti avvocati e uomini politici, certamente professionalmente inclini a forme di "recitazione" e confronto col pubblico ma altrettanto certamente non attori professionisti - val dunque la pena soffermarsi proprio sulla platea, e sul senso che una manifestazione del genere può avere, anche in occasione di eventuali repliche future, dal punto di vista dell'offerta "culturale" lucchese (e le virgolette sono d'obbligo, trattandosi nella fattispecie di una sorta di "gioco" per ammissione degli stessi intervenuti, che sul punto hanno molto insistito nella fase introduttiva).
Spiace per molti aspetti dover constatare e sottolineare che l'età media dei presenti era abbondantemente superiore a quella del sottoscritto, aggirandosi ben oltre i cinquant'anni, numeri che se da un lato non stupiscono, specie in considerazione della peculiarità dello "spettacolo" offerto, dall'altro dovrebbero indurre a una qualche forma di riflessione.
Senza spingerci oltre in questo breve resoconto, giova in tal senso ricordare agli organizzatori e a coloro che hanno a cuore le sorti dell'interesse per argomenti spesso considerati eufemisticamente "noiosi" dalle fasce più giovani della popolazione - le stesse che più potrebbero trar giovamento da certi approfondimenti - che la figura di Castruccio Castracani, indubbiamente uomo del suo tempo, a suo modo rivoluzionario e romantico, protagonista di un'epoca di crescita forse mai più conosciuta dalla cittadina toscana, testimoniata anche da innumerevoli tracce architettoniche, e artefice di cambiamenti "locali" con ripercussioni epocali sull'intera società medioevale e sulle vicende storiche a seguire, è in larga misura assimilabile ad altre figure che in un modo o nell'altro fanno ormai parte anche dell'immaginario giovanile.
Un evento simile, debitamente calibrato sulle esigenze di un pubblico più eterogeneo, non avrebbe probabilmente mancato di attrarre numerosi interessati anche tra i più giovani. Inspiegabile e per certi versi inquietante, invece, la pressoché totale assenza di uomini e donne tra i venti e i trent'anni, che in un'uggiosa giornata novembrina avrebbero certamente potuto approfittare dell'occasione, dello spazio riscaldato offerto e della sua gratuità.
Sui loro interessi e sulle incombenze dei loro fine settimana aleggiano le ipotesi più varie, tutte più o meno sconfortanti, e alcune - poche, ahimé - pienamente condivisibili e giustificabili (le complesse passioni e incombenze dell'età in esame, e quanto consegue in termini di gestione del tempo libero).
Tornando alla cronaca, il processo si è svolto senza intoppi rilevanti, sotto la citata direzione di un inflessibile Presidente della Corte - non troppo super partes, in considerazione delle origini fiorentine - e ha visto alternarsi i protagonisti sul filo del classico processo da fiction, con l'accusa (Sergio Garofalo) che illustrava i capi d'accusa, supportata dalle autorevoli testimonianze di Monsignor Giuseppe Bernacchioni e Sergio Nelli:
1. essersi reso responsabile di un omicidio dai contorni poco chiari;
2. aver contribuito alla crisi delle libertà comunali, sfruttando a suo vantaggio la pratica di Governo della Signoria;
3. aver appoggiato Uguccione della Faggiola, consentendo il saccheggio della basilica di S. Frediano;
4. aver provocato con la sua politica filo imperiale e la sua spregiudicatezza uno scontro con il Papato culminato con due scomuniche ed un interdetto nei confronti della città di Lucca;
5. aver voluto farsi signore di Pisa, nonostante l’avversione dell’Imperatore Ludovico il Bavaro, con gravi conseguenze per Lucca;
6. aver mancato di consolidare le strutture di governo della città, tanto che poco dopo la sua morte, Lucca si ritrovò, sotto il dominio dello straniero pisano.
Le tesi dell'accusa sono state in seconda istanza agilmente smantellate dall'avvocato della difesa, Mauro Cortopassi, coadiuvato nella sua opera dagli interessanti interventi di Emilio Rosselli e Vincenzo Esposito, che non hanno mancato di far sorridere il pubblico proponendo arditi paralleli tra le gesta del Capitano di Ventura e principi e cavalieri d'oggi, guardandosi bene dall'affondare troppo la lama nelle purulente piaghe della vita politica italiana e giungendo a ipotizzare, con una provocazione ucronica che ha lasciato interdetto il Presidente della Corte e deliziato il pubblico di parte - e in verità niente affatto inverosimile - che se Castruccio non fosse morto dopo solo dodici anni di "regno", Lucca sarebbe oggi, e come minimo, capoluogo di regione. L'unico punto sul quale la difesa non è riuscita a strappare una completa assoluzione riguarda l'accusa di "fellonia", derivante dall'assignoramento di Pisa avvenuto senza l'esplicito appoggio dell'imperatore Bavaro, accusa per la quale sono state tuttavia concesse attenuanti specifiche dovute e al contesto storico e ai rapporti che legavano i due.
Suggestiva, infine, la provocazione della Corte, che in chiusura di sentenza ha proposto, per valutare quanto il "mancato consolidamento delle strutture di governo della città" sia frutto unicamente del fato, come vuole la tradizione storica (si ricorderà che Castruccio Castracani, all'apice della sua carriera politica e militare, fu stroncato da un malanno), o piuttosto di un misterioso e apparentemente indimostrabile complotto politico, ipotesi per svelare la quale la Corte ha (scherzosamente, ma fino a che punto?) proposto di procedere all'esumazione della salma del Capitano di Ventura - della quale per altro l'ubicazione è incerta - per valutare da un lato l'eventualità dell'assassinio politico, ottenuto presumibilmente col classico sistema dell'avvelenamento, e dall'altro per dar conferma o smentita alle voci che vorrebbero l'uomo d'arme sepolto con un saio, per sua stessa esplicita volontà, a testimonianza della (discussa) "integrità morale" di chi ha trascorso la vita a mettere a ferro e fuoco le campagne toscane accumulando potere, fama e tesori, laddove questi rischiano sempre di far passare in secondo piano i più "alti disegni strategico-politici", che nel caso di Castruccio Castracani restituiscono a posteriori, e a tutti gli effetti questo è un dato innegabile, una figura unica non solo per la storia della città di Lucca e dei suoi rapporti con le città confinanti, ma per la penisola italiana intera e il mondo medioevale tutto. Una figura per la quale valeva davvero la pena esser presenti in San Romano, a smazzarsi due ore di carnevalata storica alleggerite dalle suggestive immagini proiettate durante le fasi di delibera.
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