Libertà di manipolazione
22-10-09 13:10
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Ho letto su "La Nazione", con molto interesse e crescente stupore, l'odierno (22 ottobre '09) "editoriale" di tale Gabriele Canè, condirettore ed editorialista di un numero imprecisato di riviste e quotidiani più o meno "liberi" (dal canto suo, il giornalista sostiene di essere in effetti libero di dire e scrivere quel che vuole: giunto al termine del delirante editoriale, non ho avuto alcuna difficoltà a credergli). Riassumendo faziosamente il testo in due parole, il condirettore esulta per non so bene cosa riguardo a una (credo) supposta presa di posizione dell'europarlamento sulle (mi è parso di capire) recenti polemiche/proteste/manifestazioni per la "libertà di stampa" in Italia, dopodiché fa un po' la figura dell'ennesimo straccione che scrive cinquanta righe al mese e tenta di elemosinare qualcosina all'angolo di una strada (auspicando nella fattispecie la reale disponibilità di quei famosi 70 milioni di euro vagheggiati dal fantasioso Tremonti e "inclusi" nella prossima finanziaria a beneficio di alcune non meglio precisate - o almeno non precisate dal bravo condirettore - "testate giornalistiche"), e chiude grottescamente con sguardo lungimirante auspicando il rilancio delle edicole (?) e una più ampia diffusione delle medesime sul territorio (?). Poi. Il vetusto Canè, sempre da qualche parte nel suo articoletto, sostiene che la libertà di stampa consisterebbe nella possibilità per l'individuo (ovvero il giornalista) di aver accesso a "canali" e "mezzi" atti a diffondere informazioni, e questo significa, a quanto mi è dato di capire, che se Canè ha almeno un giornale su cui scrivere, allora la libertà di stampa è garantita. Il ragionamento, per quanto solipsistico, se siete Canè non fa un piega. Ora. Non conosco Canè, né ho una particolare passione per i suoi articoli né ci tengo a farmi nemici o passare per quello che deve per forza rompere le palle al prossimo se dice o scrive una minchiata. Ma ho la fortuna e il privilegio di conoscere e collaborare con alcuni giornalisti de "
LoSchermo.it", e un paio di parole su questi argomenti mi piacerebbe spenderle.
LoSchermo.it è un piccolo quotidiano "locale" autofinanziato che, come molte altre piccole realtà in tutta Italia e nel mondo, da qualche tempo sta coltivandosi una base crescente di affezionati lettori che certo non hanno necessità di affrontare "improbe missioni" o "levatacce" per spingersi sino in edicola - sempre che riescano a trovarne una, nel Canè-mondo privo di edicole dipinto dallo stesso Canè - per posare lo sguardo sulle informazioni di cui sentono il bisogno, essendo il pubblico della testata in questione (
LoSchermo.it, che spero vorrà riconoscermi qualcosa per questa lunga serie di genuflessioni e kudos non richiesti) formato da un insieme eterogeneo di individui di ogni età, estrazione sociale, credo politico e religioso - un po' come i collaboratori de
LoSchermo.it stessi (ariborda), alcuni dei quali sono antipapisti e altri ultra-cattolici e uno mi risulta addirittura essere vegano - con in comune la passione per la libertà d'espressione (propria e altrui) e la capacità di stare al passo coi tempi. Ingredienti che a dirla così pare poco, due tizi si mettono d'accordo e aprono un blog e festa finita: libertà di informazione a go-go. Macché. E infatti, piccola digressione: il costo di un numero de "
LoSchermo.it", per il lettore dotato di connessione a internet anche PSTN, è pari a zero virgola XY€ ovvero pochi centesimi derivanti dall'inevitabile costo della connessione (inevitabile, sino a che lo Stato o un demiurgo non si decideranno a considerare la costruzione e la manutenzione delle strade informatiche un diritto del cittadino pari alle carrarecce, e il diritto alla libera espressione un diritto di tutti e non del solo - pur bravo - Canè); le voci di costo che lo stato italiano indirizza al sostegno di una realtà come "
LoSchermo.it", fatte salve le citate e non di rado scadenti infrastrutture informatiche necessarie a garantire agli utenti l'accesso alla libera informazione, sono pari a 0€; il direttore del "piccolo" quotidiano online non piange per le vendite in caduta libera; non piange per gli inserzionisti che si volatilizzano; lui e i suoi collaboratori, con quella che parrebbe pura e semplice onestà deontologica, investono il loro tempo e le loro energie nel tentativo di fornire un servizio giornalistico alla cittadinanza: ognuno di loro si sforza di dare un contributo, ripagato unicamente dagli inserzionisti più attenti, ovvero da quanti fuggono dalla carta stampata e ripiegano su mezzi più economici e dinamici e moderni, e dalla soddisfazione di aver reso alla comunità cui appartengono un "vero" - per quanto in larghissima parte ma solo momentaneamente limitato alla provincia di Lucca - servizio. Fine della digressione: parliamo di edicole. Si badi bene: non ne auspico la chiusura. Sono anzi uno sfegatato sostenitore dell'abbattimento delle foreste, ma solo se questo serve a diffondere idee e opinioni meritevoli di un tale sacrificio. Ciò che auspico è dunque il rapido fallimento di quelle testate che (soprav)vivono di contributi statali e privati (storia vecchia, lunga e già dimenticata e sicuramente irrisolta e scandalosa per quanto è capace di deformare i fatti esposti e le linee editoriali) più o meno occulti; il pensionamento di "giornalisti" vecchi e rincoglioniti che a quanto pare identificano la libertà di stampa con la libertà di dire, affermare o raccontare qualsiasi cosa faccia loro piacere/comodo (ed è quello che faccio pure io, d'accordo, ma almeno non vado in giro a raccontare di essere un "giornalista" e soprattutto non sono un vecchio rincoglionito ma un rincoglionito di mezz'età che aggiunge parole all'oceano, con l'unico risultato che, de facto e di questo passo,
in mezzo al marasma di idee e opinioni e storie contraddittorie e contrastanti e faziose e non di rado completamente false o addirittura inventate di sana pianta non esisterà più, per il lettore, alcun tipo di "libertà di accesso all'informazione", perché - sto usando il tempo futuro perché sono ipocrita e ottimista
- non esisterà più alcuna distinzione tra informazione e chiacchiera da bar); ciò che auspico è la proliferazione di piccole realtà locali che diano voce alla libera espressione di quanti - come gli stessi autori/lettori de
LoSchermo.it - in primo luogo sono
utenti, e in seconda battuta
creatori di contenuti, tanto desiderosi di comprendere quanto di offrire ove possibile chiarezza e per quanto utopico uno sguardo "oggettivo" sulla realtà, ridefinendo almeno un poco lo stereotipo del giornalista che si limita quotidianamente a "sbattere il mostro in prima pagina" per far cassa; auspico certamente il dirottamento dei fondi pubblici destinati a far sopravvivere macchinose redazioni-mostro verso nuove e più pressanti emergenze, che non quella di far sopravvivere il Quotidiano Nazionale (o simili accozzaglie di opinioni distorte e casi inventati e pubblicità di creme/pasticche/maghi per l'erezione o ritrovati per il rinfoltimento tricotico travisate da articolo pseudoscientifico - ogni riferimento al Premier è puramente casuale) solo perché non è in alcun modo in grado di stare in piedi da solo (eppure a ogni piè sospinto si erge a paladino del "libero mercato": ora, nel caso specifico, come si fa? Più edicole?!?, no, dico, ma vi rendete conto? Io a Lucca come metto il naso fuori di casa mi ritrovo davanti un'edicola, e se non compro il giornale in quella davanti casa ce n'è una a duecento metri e così via, e il giornale me lo ritrovo comunque in ogni barino degno di questo nome, e se per caso non vado al bar, se faccio tanto tanto di andare a trovare i miei ci sono La Nazione e/o Il Tirreno belli pronti da sorbire, e se non li leggo non è perché non li trovo - un giorno mi è successo, ma ero rimasto a dormire sulla Pania - ma perché semplicemente ho di meglio da leggere: ma forse Lucca è una realtà privilegiata che Canè non conosce, e allora che dire: venga a farci visita, mister, ché qua nel cuore del distretto cartario lucchese abbiamo una vera e propria oasi della carta stampata e non sappiamo più che farne); quello che auspico è infine che questa mia manciata di byte non venga "cestinata" in nome della libertà d'espressione del solo Canè, che da cinquanta e più anni gode di fiducia e visibilità su quotidiani, rivistucole e simili e ha ancora la forza e la voglia e il coraggio di lamentarsi che ha bisogno di più soldi e più attenzioni e che gli altri son tutti comunisti e farabutti.
Mani mozzate
A chi appartiene la "mano mozzata"? Cos'è successo allo sfortunato Manrico Cianti, incarcerato e accusato di terribili delitti? Mano a mano che
L'imprevedibile concatenazione di eventi prende forma, le cose si fanno più chiare. Leggete di come il nostro buon Enea Pretori si districa nelle mille incombenze della vita quotidiana, e di come si prepara a superare le mille trappole della burocrazia nel
quarantasettesimo, inquietante, capitolo della sua personalissima epopea.
L'Insorgenza
16-10-09 16:02
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Insorgenza [in-sor-gèn-za] n.f. [pl. -e] l’insorgere, il manifestarsi improvviso, detto spec. di malattia, di fenomeno morboso: l’insorgenza della febbre, di complicazioni.
"In relazione a quanto pubblicato oggi dal quotidiano britannico "The Times" circa l'impegno italiano in Afghanistan [...], si precisa che il Governo Berlusconi non ha mai autorizzato né consentito alcuna forma di pagamento di somme di danaro in favore di membri dell'insorgenza di matrice talebana in Afghanistan, né ha cognizione di simili iniziative attuate dal precedente governo"
Questo (e altro) si legge in una nota di palazzo Chigi.
Lo so. La questione ha radici lontane, e la tecnica divulgativa in esame trova oggi facile applicazione grazie alla piaggeria e alla scarsa onestà della gran parte dei giornalisti, e trova altresì terreno fertile nell'immaginario del volgo ignorante che poi certi termini si ritrova inconsapevolmente a usare. D'accordo. Non so se ci sia molto da fidarsi di un tizio come Ignazio "Satana" La Russa, né tanto meno se valga la pena perder tempo a criticare l'uso che lui e/o i suoi sulfurei collaboratori fanno dell'italiano in missione di "pace" all'estero. Trattandosi di politica estera ci risparmiameremo dunque i dettagli e andremo tantosto al sodo, occupandoci per alcune righe del vulnus dell'italiano inteso come lingua. Mi viene infatti in mente una considerazione: che nell'area afgana siano sorte complicazioni morbose a causa dei Talebani sembra innegabile, ma forse palazzo Chigi, parlando di "insorgenza", più che elaborare una sottile metafora sui mali del mondo, voleva semplicemente dire:
Insurrezione [in-sur-re-zió-ne] n.f. [pl. -i] ribellione collettiva; in partic., l’insorgere unanime di una grande parte della popolazione contro i poteri dello stato: un’insurrezione popolare; promuovere, reprimere un’insurrezione ¶ Dal lat. tardo insurrectiōne(m), deriv. di insurrēctus, part. pass. di insurgĕre ‘insorgere’.
...o forse non ho capito una sega io, e allora cortesemente qualcuno prema qua e si prenda la briga di dirmi: "Non hai capito una sega", e chiusa lì. Voglio dire, magari si può tranquillamente utilizzare "insorgente" al posto di "insorto" e "insorgenza" al posto di "insurrezione" (e allora probabilmente si può anche utilizzare "cazzo" o "emorroideo" al posto di "pane", et similia, sicché uno su questa linea potrebbe tranquillamente pensare di poter dire "Cazzo, sono paranoia avanti di Racalbuto con omofobia da pane di Treblinka", ed essere comunque compreso - cosa che in effetti in certi contesti avviene...). Resta il fatto che un simile episodio (La Russa o chi per lui che scazza i termini in una nota ufficiale e confonde le acque e dice e non dice, o forse, a questo punto è lecito sospettarlo, dice proprio per non dire) è emblematico: se i Servizi Segreti avessero davvero pagato "mazzette" a presunti "insorgenti" (...) talebani per preservare (con risultati tutt'altro che esaltanti) l'incolumità dei nostri "eroici ragazzi all'estero" (statistiche alla mano, piuttosto ben stipendiati e vittime di un tasso di mortalità - 21 vittime su migliaia di militari che si son dati il cambio dal 2004, se non erro, in zone dove semplicemente se con la Panda 4x4 giri a destra invece che a sinistra finisci in un burrone - non certo più drammatico di quello sofferto da quanti lottano per la libertà, la pace e la democrazia in madrepatria, investendo non i soldi ed energie dei concittadini ma i propri) senza prima interpellare nessuno e senza poi "avvisare" i francesi e gli altri "partner" operanti nell'area di simili "strategie", beh sarebbe tutta da ridere, anche considerando gli intrecci derivanti dalla considerazione che la popolazione "talebana" dell'area è una delle principali produttrici/esportatrici di oppio (e oppiacei derivati), sostanza che assieme a molte altre tanto preoccupa i nostri (e non solo) proibizionisti (no, non riguardo all'alcol, e infatti l'Italia e Lucca in particolare sono tra i primi paesi al mondo in quanto a concentrazione di barini e briai) e donchisciottiani vertici politicanti, chissà, forse immemori di "statistiche" che in questo istante - sempre dati alla mano, visto che verificare ed esplicitare le fonti è comunque buona pratica - vorrebbero "eradicare", oltre a culture e insorgenze e morbi più o meno globali, ad esempio e parlando per semplicità espositiva della ben nota Cannabis, un "male" che "affligge" un cittadino del mondo su 25 (ca. 166mil di individui di ogni razza, ceto, età, credo religioso o politico etc.). Poi capita che uno (magari, eh: non è detto, ma può capitare) pensa alla "corruzione" e alle sue dinamiche, a come vanno le cose tra polizia-esercito-narcotrafficanti in Messico e in altre regioni "problematiche", dove davvero si muore per colpa della droga (e, come accade di frequente, lo si fa indirettamente, visto che se da noi a uccidere consumatori/spacciatori - e qua tutto si gioca sul paradosso assassino di riuscire distinguere in qualche modo il micro-spacciatore dal consumatore...ahahah! - sono carcere et similia, in zone del genere risultano molto più rapidi ed efficaci il machete o l'Ak-47 e talvolta le armi chimiche), e proseguendo su questa linea di pensiero può capitare anche che uno ri-colleghi superficialmente la parola "mazzetta" alla parola "esercito italiano", ripensando ovviamente ai bei tempi lontani della naja quando i commilitoni gli passavano i primi spinelli e quando il caporale o sergente di turno - oltre alla lonza e ai prosciutti e all'istrice e innumerevoli altri generi alimentari molto ambiti - "trafficava fumo" a diecimilalire al grammo, e si immagina questi folli (caporali o sergenti non sono che la bassa manovalanza, in tale visione grottesca) che fanno la guerra pace a destra e sinistra e sommergono il proprio paese di sostanze d'importazione [Pagate coi soldi di chi? Indovina.] quando sarebbe molto più comodo e conveniente e sensato e oltretutto passibile di pubblico controllo coltivare oppio (e lasciamo per favore perdere, al momento, le complesse dinamiche dell'oppio, un tempo favorito dei cinesi delle fumerie e oggi principale risorsa nella lotta al dolore procurato da innumerevoli terribili patologie, lotta quella al dolore che in terra vaticana non è molto ben vista, rappresentando l'umana sofferenza una delle cose che più ci renderà simpatici e benvoluti agli occhi del Buon Dio al momento della Definitiva Resa dei Conti) e quant'altro sul suolo natio, così da lasciare il Messico ai messicani e l'Afghanistan agli afgani (eventualmente talebani) e ai loro bei problemi di politica interna e investire energie, capitale umano e denaro in altre e più proficue attività (es.: la masturbazione). Poi magari uno può anche pensare che il "Times", in tema di politica estera, non è (con tutto il dovuto rispetto per le belle testate citate a esempio) esattamente l'equivalente d'oltremanica de "La Nazione" o de "il Tirreno" o de "LoSchermo.it" et similia, e quindi che dire "certe cose" riguardo al "Times" tocca l'immaginario collettivo, ovvero non solo il mio o quello del buon Remo Santini o del promettente Stefano Giuntini, ma quello di milioni (miliardi) di persone anche non italiane, e dire certe cose su certo immaginario è un po' come dire della Madonna che non era affatto vergine (e questo ci può anche stare, se uno crede alla Madonna) ma una meretrice (e questo ci sta già un po' di meno, soprattutto se uno crede alla Verginità della Madonna), ed è un po', come dire, una mossa che lascia per lo meno allibiti e che sa tanto di potenziale boomerang anale, tanto più che: è evidente che chiunque (io, il promettente Giuntini o lo stesso Satanico Ignazio) si trovasse in Afghanistan, non esiterebbe un cazzo di secondo a "corrompere" o "foraggiare" o "intessere trame" pur di salva[rsi il culo]guardare la propria incolumità e quella dei commilitoni e ovviamente di massimizzare le possibilità del raggiungimento dei propri (per oscuri che siano) obiettivi.
Bene. Lasciando da parte l'inevitabile tristezza/amarezza che certe considerazioni mi mettono addosso, vi lascio con un bel messaggio di speranza: presto, molto presto tutti noi (io, il Giuntini, e il Satanico Ignazio e più o meno chiunque altro ci stia leggendo, sempre che ovviamente non ci stia leggendo un improbabile Essere Immortale) saremo tutti morti e sepolti nei nostri comodi mausolei, e certe quisquilie non avranno più alcun senso.
Io sono la tendostruttura pensante
05-10-09 17:06
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Mi si perdoni l'estenuante ricorso a parentesi e deviazioni dal nocciolo della questione, ma parentesi e divagazioni non servono ad altro che a dipingere la complessità del discorso rendendolo pressoché incomprensibile o comunque molto arduo da seguire o decifrare, e questo perché il fatto è che in realtà non dubito che un sacco di gente ogni anno si rallegri in modo particolare del sorgere dei mostruosi tecnotendoni che vanno stagionalmente a devastare da un lato uno dei migliori scorci delle mura di Lucca e dall'altro il glorioso manto erboso dell'ex Balilla per tanti anni vessato unicamente dalle scarpette di giovani calciatori e appassionati cacabullette, ma io no, non mi rallegro, e in ultima analisi i mostruosi tecnotendoni vanno a collidere anche coi miei ricordi e le mie ingenue credenze/speranze di fanciullino, quando abusi estetici estemporanei del genere non trovavano dimora nemmeno nella peggiore delle menti istituzionali al potere (e invece, "ora come allora", mi trovo costretto a dire vedendomi passare davanti le stesse facce da un giro di criptico valzer al successivo e con criptico giro di valzer intendo dire: trent'anni, quasi quaranta per Dio, le stesse 4 facce). Non dubito nemmeno del fatto che l'adesione incondizionata dovuta a manifestazioni quali Lucca Comics and Games - incondizionata e dovuta un po' come è diventata abitudine politicamente corretta per i B&B apporre incondizionatamente la scritta "Gay friendly" nelle loro brochure, lasciandomi perplesso al pensiero che allora la normalità prevede che un B&B standard ovvero che non esplicita di essere "Gay friendly" offra ospitalità in modo discriminatorio mettendo i gay in apposite stanze o celle lontane alla vista e roba simile - o come diavolo si chiama l'annuale (o quel che è, non lo so e non mi interessa) sagra del fumetto (o meglio, come diavolo si chiama la S.R.L. o società dai contorni confusi e ambigui che ha in gestione la sagra del fumetto appoggiata praticamente da chiunque non voglia passare per pazzo retrogrado e perdere preziosi punti nelle tabelle mentali di amici e conoscenti, anche se a onor del vero bisogna dire che sul sito della LCG c'è un rassicurante codice etico in formato pdf da scaricare e stampare, sono tipo 400 pagine di palta dove però si vedono balenare cose inquietanti come "Responsabilità limitata" "Controllata interamente dalla Capogruppo Lucca Holding S.p.A." eccetera, tutta roba che se ti metti davvero a indagare può diventare davvero molto, molto inquietante) che tanta risonanza e successo commerciale ottiene, e presso i lucchesi e presso le orde visitatrici - faccia passare in secondo piano questioni come: i deliranti tendoni bianchi eretti annualmente davanti a uno dei più begli scorci delle mura lucchesi, apprezzato (lo scorcio in questione, almeno nei restanti mesi dell'anno quando la situazione non è poi così orrida salvo gli aspetti che metterò in rilievo in seconda battuta, ci mancherebbe che le cose ogni tanto vadano bene) da centinaia di migliaia di turisti che da quel colpo d'occhio ricavano la prima impressione {la seconda, se contiamo il McDonald's e l'aereo di Fazzi incrociati subito dopo aver pagato un salatissimo pedaggio al casello relativo, e scommetto un corretto che un buon 25% di turisti, a quel punto dopo il McD e l'aereo incredibile e i resti raccapriccianti dell'Uba-Uba già Il Paguro (lunghissima faccenda su cui ritorneremo un giorno, forse) si ritrova a compiere un giro di rotatoria e andarsene a visitare chessò, Pisa, vuoi per errore, a causa dello svincolo progettato con criteri non propriamente a misura di essere umano, vuoi per scelta, di fronte al poker di obbrobri che include l'onnipresente Holiday Inn [ma ci sono davvero turisti che ci dormono, o è, come sospetto, una specie di aberghetto a ore per lucchesi d'avventura?]}, insomma una prima base di giudizio su cosa è e come è strutturata Lucca e cosa ci si può attendere da un luogo del genere in veste di turisti una volta che ci troveremo non più sulla circonvallazione - e che diavolo di splendido effetto deve fare, da turisti, farsi il cavalcavia di San Concordio dopo aver visto il poker di obbrobri e affacciarsi, rotonda e traffico a parte, su quello splendido spettacolo di mattoni che fanno così storico e medievale e in sostanza bello, magari dopo il tramonto, illuminati in quel modo spettacolare - in coda nel traffico ingestibile (non gestito?) dell'area, ma all'interno della oggettivamente splendida e mai cantata abbastanza cornice muraria, quando magari quello stesso scorcio potrà essere ammirato dall'alto di uno dei suggestivi baluardi raggiunti con comoda pedalata a nolo o carrozza o piede volenteroso, e lasciamo perdere quella farsesca polemica sugli stupidi che completamente privati dell'intelletto precipitano o permettono che amici colleghi o familiari precipitino dalle mura di tanto in tanto, ché quest'anno, per adesso e toccando ferro, sta andando abbastanza bene. Il punto comunque non è solo il turista, attualmente e apparentemente unico destinatario degli investimenti e dei proclami istituzionali più reclamizzati e consistenti e a sua volta principale investitore/consumatore/opportunità agli occhi del lucchese acuto e commerciante, trovandosi infatti numerosi lavoratori o perdigiorno locali a transitare dalla zona in bicicletta o a piedi e talvolta in motorino, chi per raggiungere l'ufficio fuori dalle mura (parlo dei due o tre folli ancora realmente residenti all'interno delle mura), chi per recarsi dalla drammatica abitazione in periferia al bell'ufficio in città, chi per spacciare droga agli adolescenti o compiere piccoli furti e truffe e così via, e questo porta dritti al fatto che: il punto è che i lucchesi vedono. I lucchesi (non tutti, ma molti) pedalano, si guardano intorno, e se stanno zitti in un angolo e sembrano così distaccati o poco inclini alle relazioni sociali o a parlare di calcio e nuovi stadi con gli altri è solo perché (incredibile) stanno pensando. I lucchesi vedono ad esempio un gruppo di turisti transitare di lì, cioè nei pressi dell'orrida tendopoli della quale ovviamente ignorano funzione e significato, e vedono questi stessi turisti atteggiarsi in una lingua non comprensibile (nord-europea tipo belga o fiamminga, vai a sapere) a sardonici commentatori (è una cosa, quella di tradurre espressioni e comportamenti, che i lucchesi più attenti e abnegati sanno fare piuttosto bene) dell'italica incapacità-cliché di fare qualcosa con criterio, escludendo ovviamente i bei tempi andati e i bei monumenti e musei e palazzi che a distanza di secoli sono in sostanza ancora l'unica cosa che tiene legata e in piedi questa comunità, e poi è possibile vederli levare lo sguardo e la Canon digitale da sedici milioni di megapixel esagerati agli spalti, e immortalare per il proprio blog la vegetazione che ricopre mattoni (e buchi là dove i mattoni sono stati scalzati da tempo) e in particolare un bell'esemplare di fico (ahimé troppo giovane per dar frutti, ma davvero promettente per l'anno prossimo a patto di dotarsi di bastone e rete visto che c'è il fossato con anatre - molto apprezzate e molto fotografate anche loro - di mezzo) che fa bella mostra di sé a circa metà baluardo (asse Z), ed è abbastanza frustrante, per un lucchese che guarda e osserva e mentre pedala in bicicletta tenta di evitare turisti distratti e zigzaganti e di riflettere sulla sua città, notare che si spendono xmila euro (che siano xmila euro pubblici o privati non importa, e del resto nemmeno ne ho idea, ma anche qua il punto è: quella roba non può e non deve stare lì davanti alle mura, chiunque l'abbia pagata e qualunque sia la sua funzione e il suo significato, e questo non significa che davanti alle mura non si può mettere nulla, non sono un pazzo: significa solo che davanti alle mura non si possono erigere quei tendoni, non c'è un altro modo per dirlo ed è un fatto che presumibilmente la maggior parte delle persone dà per scontato alzando le spalle e pensando che tanto fra qualche mese saranno di nuovo scomparsi, e che comunque i fumetti da qualche parte bisogna infilarli) per l'orrida fila di tendoni claustrofobici a pochi metri dal bel fico di cui sopra, alberello che mese dopo mese si è ritagliato spazi vitali a discapito nel nostro monumento più importante, e il resto, l'opera delle Mura e il parere di mia sorella o di mia zia sulle priorità di Lucca e dei lucchesi o i vandali che rubano mattoni o decorano con lo spray chiese e monumenti e magari orrendi tendoni bianchi o l'osservazione che in tempi di sedicenti vacche magre sia davvero molto triste dover assistere al desolante spattacolo di decine di operai [d'accordo, l'indotto è importante e tutti abbiamo una famiglia (alcuni però non l'hanno sulle spalle, anche questo va detto) e di certo è anche molto importante per la stabilità della giunta avere delle certezze e sapere che sempre le stesse persone traggono enormi benefici economici dagli investimenti culturali lucchesi: questo è chiaro] di una qualche azienda incaricata dal comune o da chi per esso di erigere quei colossali padiglioni onestamente indegni della cornice in cui vengono annualmente calati - e sì, a questo punto sfido chiunque sia al contempo sano di mente a sostenere il contrario, cioè che mi venga a dire qualcosa sul tono: No caro palle, quei padiglioni sono una vera ficata e sarebbe bello averli lì tutto l'anno per tutta la vita - quando a poche centinaia di metri esistono spazi, ex caserme, ex uffici, ex negozi, ex cinema e teatri e parrocchie, ex manifatture tabacchi, ex fabbriche e scuole e capannoni industriali e qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente se solo vi prendete la briga di girare la zona in bici (occhio alle macchine) sia fuori che dentro le mura, e lo sappiamo bene tutti quanti (almeno chi ha e usa una bici) perché ci passiamo davanti continuamente, ebbene tutto il resto e tutte le considerazioni vanno un po' a farsi benedire, resta solo l'immagine di devastante potenza di quelle centinaia di metri quadrati o cubi di PVC e alluminio e macchinari che vorrei tanto veder andare in fiamme (non fosse per la nuvola tossica conseguente), assieme all'amara constatazione che non di rado, al lucchese dotato di vista e spirito di osservazione e abnegazione alla missione autoimposta di riflettere sulle cose osservate, capita di incrociare altri lucchesi dalle analoghe caratteristiche, con occhi infinitamente tristi o corrucciati, frustrati, talvolta increduli o annoiati ma sempre incapaci di capire se quello che stanno osservando (e qui non parlo più solo degli indegni tendoni, penso ad esempio a un milione di altre cose, non so: i totem di Puccini, gli stalli per la sosta delle orde studentesche, la gestione malavitosa dei parcheggi in genere, l'arcano calendario della raccolta rifiuti, i cartelli che invitano la gente a non cacare davanti alla porta di una casa o dentro un androne, i cinema, il ristoro multiculturale e i servizi e le navette, cazzo, i collegamenti delle navette con la periferia e le molte zone completamente orbate di strutture tipo bar o ritrovi per la popolazione eccetera eccetera eccetera) non sia qualcosa di troppo grande e irrisolvibile, troppo complesso e ramificato, con troppe parentesi e interessi e spunti di ulteriore riflessione, se quello che ci circonda e fagocita non sia un certo tipo di declino del buon senso ormai irreversibile di fronte al quale l'unica cosa sensata da fare pena la depressione cronica diventa unirsi al flusso e spegnere tutti gli interruttori percettivi e abbandonarsi come dire alla corrente, e se penso che solo pochi giorni fa avrei potuto chiudere questa intricata aporia (non vogliamo i padiglioni ma li vogliamo perché alla fin fine dentro ci vanno a finire fumetti che interessano anche il sottoscritto oltre a migliaia di altre persone come me e voi e altre cose che con lo scorcio in questione hanno ben poco a che fare) citando in chiave ironica un personaggio che odiavo e che adesso è morto ("Allegria!"), il morale mi scende a un livello tale che probabilmente lo ritroveranno i posteri, in cantina, scavando tra i vecchi ricordi dell'ennesimo lucchese che non è mai riuscito a capire fino in fondo né Lucca, né i lucchesi. E scusate se ho dimenticato di chiudere qualche parentesi e di ricordare che tutto ciò non accade solo a Lucca: è così ovunque e per tutti.
Romeo
Un'imprevedibile concatenazione di eventi arriva a 46 capitoli grazie al tempestivo"
Romeo": il protagonista di oggi, Gianni Terenzi detto il Gragnuola, viene sottoposto a uno strano interrogatorio.
Chi cazzo potrei insultare oggi?
02-10-09 16:41
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Interessante proposta sul sito di scommesse irlandese Paddypower.com, dove gli utenti sono invitati a farsi un po' di risate amare alla faccia dei poveri sudditi di Sua Maestà (non la regina limitrofa, ma il mediterraneo Silvio) e puntare sulla prossima personalità che verrà insultata dal medesimo imbarazzante Sovrano ad vitam. Si va dalla Merkel (largamente favorita con una quota di 3:1) a un certo Brian Cowen (taoiseach ovvero capo del governo irlandese, con un interessante 50:1, quota imputabile al fatto che con tutta probabilità né Silvio né i colaboratori hanno idea di cosa diavolo sia un taoiseach, e poi non sembra proprio il caso, con l'aria che tira, di avventurarsi in dichiarazioni che tirino in ballo l'Irlanda e passibili di mettere in moto paradossali e (di nuovo) imbarazzanti paralleli tra la storia (?) padana e e quella della verde landa indipendentista).
Bando alle ciance, fate le vostre puntate. Se per qualche motivo (...) la pagina on dovesse risultare raggiungibile, prima della mannaia censoria ho fatto in tempo a prendere una bella foto ricordo:
Jena pluviens
Un'imprevedibile concatenazione di eventi giunge a quota 45 capitoli grazie all'autunnale "
Jena pluviens reloaded": il protagonista di oggi, il giornalista Camillo "Jena" Ruggeri, segue un'interessante pista sulle tracce dei fantomatici eredi del patrimonio Brooks.